Vi segnalo la sintesi la relazione che la Dott.ssa Gloria Luigia Castellani ha esposto al convegno SMLT del 10.10.2025 .
Le slide proiettate al convegno sono oggetto di pubblicazione e pertanto, per ora, non possono essere divulgate. Tuttavia, non appena la collega mi aggiornerà sulla pubblicazione provvederò a renderle note
Dott.ssa Sarah Nalin
Segretario SMLT
La prima parte del mio intervento è un argomento noto a tutti noi specialisti: le spese correlate al macroleso, ovvero quell’insieme di risorse economiche necessarie in ragione delle modificazioni funzionali della persona.
Il contesto operativo tradizionale si basa sulla valutazione delle ADL (Activities of Daily Living – funzioni di base) e delle IADL (Instrumental Activities of Daily Living – funzioni complesse). Questi criteri, guardate, compiono 60 anni. La compromissione genera una modificazione di queste capacità, e la differenza rispetto a quanto presenterò è che queste sono quantificabili.
Ma come le quantifichiamo? Attraverso un supposto tempo medio che un soggetto sano e adulto impiega per vestirsi, lavarsi, mangiare, ecc. Questo, scusate se lo dico, è oggi abbastanza discutibile.
Se si analizzano i dati ISTAT, i famosi 20-30 minuti per mangiare oggi sono diventati 5 (se parliamo della media della popolazione). I tempi sono completamente cambiati. Quando facciamo calcoli basati sul “tempo”, dobbiamo sapere che la realtà odierna è diversa.
Figuratevi se parliamo delle IADL. Provate a pensare all’uso dello smartphone, che oggi è quasi una nostra appendice, rispetto a “fare la spesa”, che ormai si fa online. Anche questi che sembrano monoliti della nostra valutazione devono essere guardati con coraggio, studiati e correlati alla persona che stiamo incontrando.
Dagli anni ’80, soprattutto la geriatria (dalla quale avremo molto da imparare sulla valutazione multidimensionale) ha introdotto un altro elemento: le AAL (Attività Avanzate), che riguardano i ruoli sociali, lavorativi e ricreativi. Queste non sono quantizzabili, ma sono qualificabili.
Perché è importante? Perché, come dice l’ISTAT, la digitalizzazione diffusa, la crescita di un fitness individuale e della cura mentale (più del 50% dei giovani tra i 30 e i 50 anni frequenta studi di psicoterapia) e la socialità frammentata (più contatti online che fisici) hanno cambiato il contesto.
Il primo caso: La necessità di personalizzare
Abbiamo due casi veri: due donne che hanno perso l’arto superiore destro. La prima ha trentacinque anni, la seconda settantasei. Se applico un sistema generico, riconosco a entrambe lo stesso tempo assistenziale. In realtà non è così.
Nel confronto, emerge una chiara difficoltà della paziente di settantasei anni, che ha un carico assistenziale maggiore, tempi più lunghi e costi più elevati. Questo è dovuto alla sua fragilità geriatrica e alla minor capacità di compensazione.
La conclusione della prima parte è che la valutazione deve essere sempre personalizzata: legata a cosa la persona può fare, dove vive, come vive e che supporti ha.
La seconda parte è quella dell’antropologia dei bisogni. Questo concetto nasce dagli studi sulla disabilità e dalla piramide di Maslow (1950), che classifica i bisogni da quelli di base (alimentarsi, sonno) fino all’apice (appartenenza, stima, autorealizzazione).
Gli studi moderni sull’antropologia della disabilità hanno delineato un concetto cruciale: il bisogno non è mancanza, ma è desiderio, aspirazione e diritto. Questo è un passaggio importante. I bisogni non sono uguali per tutti e mutano nel tempo.
Questo approccio introduce il famoso termine “Agency”: la capacità del macroleso di essere protagonista del proprio percorso di vita, cioè di poter agire, scegliere, desiderare e negoziare attivamente.
Cosa c’entra con la medicina legale? C’entra, eccome. Se parliamo di un macroleso, non possiamo fermarci a dire che “ci mette più tempo a vestirsi”. Dobbiamo iniziare ad aprire il nostro focus. La valutazione di questi bisogni non può essere quantitativa, ma solo qualitativa.
Il secondo caso: L’impatto sulla progettualità
Abbiamo ipotizzato un altro caso, mettendo in parallelo due persone. Sono due soggetti maschi, paraplegici, di 45 anni, stessa lesione midollare (T10), stessa compromissione motoria e stessa autonomia parziale con ausili.
La loro compromissione ADL e IADL è assolutamente sovrapponibile. Ma sono due soggetti diversi:
- Soggetto A (Lo Sportivo): Ex atleta amatoriale, attivissimo socialmente, vive in ambiente urbano, rete relazionale ampissima (sport, viaggi, volontariato). Post-lesione, soffre un impatto fortissimo sulla sua progettualità, sente di aver perso il ruolo sociale, ha una depressione reattiva importante.
- Soggetto B (Mario, “il Plantigrado”): Ex programmatore freelance, stile di vita introverso, limitato alla famiglia. Attività digitali, letture, hobby domestici. Post-lesione, mantiene molta parte della sua attività e ha un adattamento positivo.
Vediamo che, se le attività “quantificabili” sono compromesse allo stesso modo, le “attività avanzate” e il “bisogno relazionale” sono completamente differenti. Questo dipende dalla storia di vita, dal contesto e dalle aspirazioni. Il Soggetto A ha una resilienza ridotta, il B ha una resilienza valida.
Questo ci porta agli impatti economici. Quando parliamo di bisogni, aspettative e necessità relazionali, dobbiamo guardare a cosa è cambiato.
Un esempio è la Domotica (Alexa, dispenser automatici di farmaci, ecc.). L’ho vista applicata e dà una qualità di vita e una riduzione del bisogno assistenziale estremamente importanti. Questi ausili possono incidere sia sulla riduzione delle necessità (ADL/IADL), sia sui bisogni relazionali.
Attenzione, però: la domotica non sostituisce l’assistenza insostituibile (come l’igiene personale) e deve essere dosata correttamente, per evitare il cosiddetto “effetto bomboniera”: sto così bene in casa mia domotica che non esco più.
Infine, i bisogni del nostro quarantacinquenne sportivo: attività culturali, espressive, sport individuali (ce ne sono tantissimi). È chiaro, però, che se sono a Milano o Verona funziona; se sono in un paesino di mille persone, è più difficile.
E quindi torniamo da capo: la rilevanza di ciò che osserviamo deve essere sempre contestualizzata e mai generalizzata.
Questa slide (fatta da un liceo classico) esprime la vera complessità: riuscire a trasmettere che, in questo campo, è difficile avere “regole” fisse. La lesione incide in modo diverso sulla progettualità individuale, spezza la biografia della persona. Il bisogno non riguarda solo ciò che manca, ma ciò che connette. Le persone si sentono sole, e la nostra disciplina può e deve affrontare questa problematica.
La stessa menomazione genera esperienze soggettive opposte (resilienza o depressione). La disabilità non è solo clinica disfunzionale, ma esperienza vissuta.
Il nostro compito, quindi, è quello di tradurre questi bisogni in elementi fruibili in ambito medico-legale, utilizzando strumenti narrativi e l’osservazione clinica, seguendo la dottrina, ma ampliando il nostro focus sull’impatto e la rilevanza medico-legale.
Questo lavoro è in progress; speriamo che in futuro possa dare un approfondimento metodologico a tutti voi.